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Lo scopo di questa dispensa e della lezione collegata, è quello di descrivere nel modo più esauriente possibile, senza entrare in eccessivi tecnicismi, il tipo di abbigliamento e l’attrezzatura necessari e/o più idonei per poter affrontare una salita in alta montagna come pure, molto più semplicemente, un’arrampicata in falesia. Come è facile immaginare, è di fondamentale importanza avere sempre a disposizione l’equipaggiamento adeguato per ogni tipo di situazione ambientale, a beneficio della propria sicurezza e di quella di chi ci segue. Inoltre scegliere nel modo migliore l'abbigliamento e l'attrezzatura ci permetterà di affrontare con maggiore serenità ogni possibile inconveniente. La lezione quindi verrà suddivisa in due parti: Una panoramica sul tipo di abbigliamento più idoneo da indossare nelle varie situazioni e un esame delle attrezzature e dei materiali necessari per affrontare in sicurezza le attività alpinistiche, sia in alta che bassa quota.
Abbigliamento La scelta dell’abbigliamento è basilare nella preparazione di una salita così come di una semplice escursione. Va fatta valutando l'ambiente in cui ci muoveremo, le previsioni del tempo, il periodo dell'anno in cui ci troviamo e, non da ultimo, conoscendo le proprie caratteristiche fisiche ( siamo più o meno freddolosi? Soffriamo per il freddo alle mani? ) e sempre ponendo attenzione alla sua comodità e alla leggerezza. Non dimentichiamo che più la nostra attrezzatura è pesante, ingombrante o scomoda, più faticheremo per trasportarla e saremo impacciati nei movimenti. Negli ultimi anni, fortunatamente per noi, si è potuto assistere ad una corsa, da parte dei produttori di materiali e abbigliamento da montagna, alla ricerca sempre più esasperata di materiali dalle caratteristiche tecniche ormai incredibili, che permettono a noi alpinisti di far fronte alla quasi totalità delle condizioni climatiche pur contando su pochi indumenti, ben scelti e... profumatamente pagati. Mantiene la sua validità, nonostante l'evoluzione, un vecchio adagio che tutti conoscono, cioè che in montagna ci si veste a cipolla. Ma cosa significa esattamente? In tutte le attività aerobiche, e quindi anche in montagna, il nostro corpo, muovendosi, produce una ingente mole di calore che si trasforma in un fenomeno ben noto a tutti: la sudorazione. Questo meccanismo è utilizzato per mantenere entro limiti accettabili la sua temperatura, ma una eccessiva sudorazione porta, inevitabilmente, alla perdita di liquidi, fattore che per quanto possibile dev'essere limitato. Disidratandoci infatti perdiamo gran parte delle nostre forze e della nostra lucidità. Inoltre, se accumuliamo sudore a contatto col corpo, impedendogli di evaporare, non ci troveremo mai in una condizione ottimale. Per sfruttare appieno il materiale che indossiamo, studiato appunto per ottimizzare la temperatura corporea, andremo a sovrapporre degli strati di indumenti, in modo tale per cui potremo adattare il numero e il peso degli strati alle condizioni climatiche che ci troveremo man mano ad affrontare. A contatto con la pelle andremo ad indossare una maglietta leggera, possibilmente molto aderente, definita base layer, che sarà il mezzo che ci permetterà di mantenere la pelle asciutta, veicolando verso lo strato successivo il sudore. Ovviamente sceglieremo capi a manica lunga o corta, con il colletto alto o meno, a seconda del periodo dell'anno o dell'ambiente in cui ci muoveremo. In commercio esistono molti materiali e molti marchi, il più blasonato è il Capilene di Patagonia, ma senza investire una fortuna si possono trovare delle valide alternative. Rimane comunque una buona abitudine quella di avere nello zaino un capo di riserva, che può essere indossato al termine della salita. l secondo strato, thermal layer, sarà il mezzo da utilizzare per mantenersi caldi, ovviamente quando necessario. Potremo utilizzare un semplicissimo pile, nelle varie grammature presenti sul mercato. Viste le prestazioni raggiunte, potremmo fermarci qui, magari scegliendo prodotti con membrane Wind Stopper, che proteggono dal vento, se non addirittura materiali leggermente impermeabili ( soft shell ). Tutto varia in funzione delle proprie preferenze e delle attività che andremo a svolgere. Ovviamente diventa di fondamentale importanza conoscere se stessi e l'ambiente in cui ci muoveremo, proprio perché non è possibile viaggiare con una dotazione completa di abbigliamento per poter far fronte ad ogni tipo di condizione climatica. In caso di necessità, e sarà comunque buona norma averla nello zaino, passeremo a indossare l'ultimo strato, protection layer, che ci proteggerà da due elementi particolari: il vento e l'acqua. Qui si andranno a privilegiare i cosiddetti gusci, prodotti con membrane specifiche che permettono il passaggio del sudore dall'interno verso l'esterno ma non il passaggio dell'acqua dall'esterno verso l'interno. E' infatti questo il principio di funzionamento delle famose membrane impermeabili. Queste sono infatti realizzate con materiali microforati e questi microfori sono di dimensioni tali per cui le molecole di sudore possono passare verso l'esterno, mentre le molecole di acqua, di dimensioni maggiori, non possono percorrere il tragitto inverso. I lettori più attenti avranno notato che abbiamo sempre e solo parlato dell'abbigliamento relativo alla protezione del tronco, infatti per quanto concerne le gambe il tutto è decisamente più semplice. Le gambe sono la parte del corpo che genera la maggior quantità di calore, ricordiamoci che sono il nostro mezzo di locomozione, e quindi la loro protezione è decisamente meno problematica. Normalmente si indossano pantaloni specifici per l'attività in montagna, che a seconda dei modelli possono essere più o meno pesanti e quindi più protettivi. Si passa infatti da modelli tipicamente estivi ( figura 5 ), molto leggeri e lunghi appena da coprire il ginocchio,evitando abrasioni, a modelli a tutta lunghezza, studiati appositamente per il trekking piuttosto che l'arrampicata in montagna, normalmente già dotati di protezioni o rinforzi nelle zone più soggette a usura, come le ginocchia piuttosto che l'interno delle caviglie ( figura 6 )Naturalmente, per chi si avventura su cascate di ghiaccio o pratica assiduamente l'alpinismo invernale, diventano insostituibili i copripantaloni. Questi sono l'analogo dei gusci per il tronco del corpo, hanno la stessa funzionalità e sono prodotti con gli stessi tipi di materiali ( immagine 7 ). In linea assolutamente generale quindi, i parametri di base che dovremo valutare nella scelta del nostro materiale saranno: Leggerezza: ovviamente più un indumento è pesante, più è scomodo da indossare, con tutte le conseguenze che questo può comportare, non dimentichiamo infatti che in montagna non abbiamo a disposizione un intero guardaroba, e ciò che portiamo indosso lo dovremo tenere per molto tempo senza avere la possibilità di cambiarci Volume: è preferibile scegliere materiali che siano facilmente comprimibili, in modo da non riempire completamente lo zaino con un Pile, per esempio Asciugatura: i materiali moderni, soprattutto se sintetici, hanno il grosso vantaggio di asciugare molto rapidamente. Questo permette di poter utilizzare lo stesso capo anche dopo poco tempo, potendo comunque contare su prestazioni ottimali. Resistenza: inevitabilmente il nostro abbigliamento, e la nostra attrezzatura in generale, saranno sottoposti a sollecitazioni non indifferenti sia di abrasione che di strappo. Rompere una giacca a vento o un paio di guanti potrebbe trasformarsi in un evento dai risvolti decisamente poco piacevoli.
Materiale necessario per un'uscita tipo Vediamo adesso, facendo l'ipotesi di un'uscita in alta quota, quale potrebbe essere il contenuto del nostro zaino. Un paio di magliette intime, in grado di mantenere calda e asciutta la pelle anche in caso di forte sudorazione Un Pile, leggero, traspirante, coibente e che si rivela sempre molto utile nelle più disparate situazioni Una Giacca in Gore-Tex o simili, impermeabile, traspirante e che protegge dal vento Calze o calzettoni, questi preferibilmente in materiale sintetico, in quanto facilita la traspirazione senza assorbire l’umidità o il vapore acqueo sviluppato all’interno della calzatura. Pantaloni per attività in montagna Sovrapantaloni in Gore-Tex o simili. Scarponi rigidi da alta quota, con scafo in plastica e scarpetta termica estraibile oppure in cuoio trattato, anch’essi con suola Vibram. In ogni caso devono essere conformati in modo tale da poter utilizzare i ramponi ad aggancio rapido e forniti di tacco in grado di dissipare, attraverso appositi cuscinetti, l’energia sviluppata dai continui urti col terreno. Ghette, in materiale impermeabile, per impedire l’ingresso della neve nel collo dello scarpone, sia su ghiaccio che su neve, come pure può accadere a volte sulle cascate.
Altri accessori Occhiali da sole specifici per alta montagna con finitura a specchio. Sono indispensabili in quanto proteggono gli occhi dai raggi ultravioletti e prevengono da gravi disturbi visivi come l’oftalmia che può condurre, dopo esposizioni prolungate, ad una temporanea se non definitiva cecità. Di importanza fondamentale sono anche le protezioni laterali che impediscono alla luce riflessa di raggiungere gli occhi. (Utilissimo anche, in mancanza di creme solari, il paranaso). Dovendo scegliere sarebbe meglio preferire lenti di colore marrone che, nelle particolari condizioni di luce che si riscontrano in montagna, garantisce la migliore definizione e nitidezza della visione, a tutto vantaggio ovviamente della sicurezza. Guanti, a cinque dita o a moffola, a seconda delle necessità. Ricordate sempre che i materiali come il Pile o la lana cotta si inzuppano facilmente. Spesso è utile averne un paio di scorta…non si può mai sapere. Un utile accorgimento può essere quello di aggiungere un lacciolo da infilare al polso ( in alcuni modelli è già presente), in questo modo si evita di perdere accidentalmente i guanti nel momento in cui li si debba sfilare per compiere qualche manovra particolare. Una o più borracce, a seconda delle necessità. In commercio ne esistono di tutti i materiali e di tutte le forme. La cosa importante è che sia leggera, resistente e che, nel caso dei thermos, sia in grado di mantenere il calore delle bevande per un periodo di tempo sufficientemente lungo. Valutare bene il sistema di chiusura, deve infatti garantire una perfetta tenuta stagna senza per questo essere difficoltoso da aprire, soprattutto con i guanti. Una pila frontale, che si possa portare con e senza il caschetto protettivo. Nelle escursioni invernali (giornate corte) o nelle ascensioni ad alta quota ( partenze prima dell’alba) è assolutamente indispensabile. Zaino. Ne esistono un’infinità, e spesso è utile possederne più d’uno, a seconda delle necessità. Per le nostre particolari esigenze dobbiamo riferirci a zaini tubolari (sviluppati essenzialmente in altezza) senza possibilmente tasconi laterali, possono essere infatti d’impaccio nel caso di passaggi angusti o durante l’arrampicata. Gli elementi più importanti da ricercare in uno zaino per un utilizzo generale, sono una buona impermeabilità, data principalmente dal materiale con cui è costruito e dalla disposizione e tipologia delle cuciture, la presenza di portamateriali esterni, come le placche portasci e le fettucce portapicozze. Le dimensioni dello zaino possono variare considerevolmente in funzione delle necessità, per le nostre, quindi per uscite di uno/due giorni, è meglio optare per zaini non troppo voluminosi, massimo 50/55 litri, che, se ben riempiti, sono in grado di contenere tutto il materiale e i viveri necessari. Nelle uscite in media e bassa montagna non è ovviamente necessario tutto questo armamentario, si può anzi optare per: Pantaloncini corti e/o sotto il ginocchio, utili anche per l'arrampicata Magliette in materiali sintetici leggeri e traspiranti Pile, magari anche leggero, che torna sempre utile Scarpe leggere da trekking, talvolta sono sufficienti normali scarpe da ginnastica. Calze Abbiamo così terminato la rapida carrellata sugli elementi fondamentali dell’abbigliamento per affrontare in modo corretto le più svariate condizioni meteorologiche, passiamo ora ad analizzare tutti quegli elementi un poco più tecnici che sono invece necessari per la progressione vera e propria, sia su roccia che su ghiaccio. Una doverosa precisazione Come potrete facilmente immaginare, la pratica dell’Alpinismo, come pure delle attività ad esso collegate, comportano l’utilizzo di materiali da cui dipende in buona sostanza la nostra incolumità. Per testare la resistenza e la qualità di questi materiali, la Comunità Europea stabilisce norme e parametri che tutti i costruttori sono tenuti a rispettare per poter ottenere l’omologazione. Inizialmente l’organismo preposto a questo compito di verifica e di normativa è stato l’U.I.A.A. ( Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche), mentre a seguito dell’unificazione Europea, il tutto è stato delegato all’organismo unico Europeo nel campo della sicurezza. Come vedrete, ogni singolo attrezzo da Alpinismo in vendita sarà accompagnato, o direttamente contrassegnato, dal certificato di conformità alle esigenze ( CE ) e, molto probabilmente, anche da quello dell’U.I.A.A. Non dimentichiamo che è essenziale la presenza del marchio CE, mentre quello U.I.A.A è una garanzia ulteriore. Passiamo ora allo specifico, facendo una breve descrizione dell’attrezzatura necessaria per la pratica dell’alpinismo. Materiale generico da alpinismo Imbracatura. Ne esistono sostanzialmente di due tipi: bassa e intera, più un particolare sistema chiamato imbracatura combinata, composta da una imbracatura bassa e un pettorale a forma di 8. Si rivela utile quando ci si muove con lo zaino, sia su ghiaccio che su roccia. In caso di caduta infatti, lo zaino sposta il nostro baricentro verso l'alto e, visto che la corda è fissata in vita, si ha una tendenza al ribaltamento. Attraverso gli spallacci è quindi possibile, riguadagnata la posizione verticale, assicurarsi alla corda evitando di una posizione scomoda. Il primo tipo è il modello più utilizzato sia nell’arrampicata pura che nelle salite alpinistiche, infatti da svariati test è emerso che garantisce i maggiori standard di sicurezza. E’ composta da una fascia in vita, spesso imbottita e traspirante, che va posizionata proprio al di sopra delle ossa del bacino, e da due cosciali. Le due parti sono collegate tramite una fettuccia cucita ad anello. Il secondo tipo di imbracatura è invece quello alto, che combina essenzialmente imbraco basso e alto visti prima, tuttavia la corda viene fissata all’altezza del torace e non in vita. Questo comporta, in caso di caduta, forti sollecitazioni per la toracica, mentre in caso di caduta in un crepaccio, avere un baricentro così alto non aiuta ad arrestare la corsa del compagno ( Si viene trascinati in avanti perdendo l’equilibrio). In definitiva è quindi meglio optare per un imbraco basso ed eventualmente associare gli spallacci in caso di necessità. E’ molto importante scegliere un imbraco adatto alle proprie caratteristiche fisiche, quindi non troppo stretto e tantomeno troppo largo, non dimentichiamo che andrà indossato sia d’estate, con maglietta e pantaloncini, che d’inverno, con salopette e giacca a vento. L’ideale sarebbe un imbraco ampiamente regolabile e, soprattutto, con la possibilità di aprire completamente i cosciali, in modo da poterlo indossare anche con sci o ramponi calzati, manovra questa che altrimenti potrebbe portare a maldestri e pericolosi equilibrismi. Sono poi necessari un buon numero di portamateriali (normalmente tre o quattro), realizzati in cordino o plastica, per appendere moschettoni e tutto ciò di cui possiamo aver bisogno ( martello, cordini, chiodi, friends…) Moschettoni. Ne esistono decine di tipi, tutti con le loro peculiarità e con i loro difetti. Per le nostre esigenze ne sono però necessari due soli tipi: a base larga con ghiera, normalmente utilizzati per l’assicurazione propria e del compagno, come pure in particolari manovre, e i moschettoni semplici, alcuni con leva ricurva, necessari per costruire i rinvii, che fungono da collegamento tra i chiodi o spit infissi in parete e la corda. I moschettoni sono caratterizzati da una lettera, chiaramente stampata sul pezzo stesso, che ne dichiara le caratteristiche. Le principali sono :
- N – sta per Normal, quindi la maggior parte dei moschettoni che noi utilizziamo, indifferentemente per moschettoni a ghiera e non.
- H – sta per HMS e indica quei modelli nati per l'utilizzo del mezzo barcaiolo, un nodo molto utilizzato per l'assicurazione del compagno.
K – sta per Klettersteig, cioè via ferrata in Tedesco. Sono moschettoni studiati espressamente per questo tipo di utilizzo, sono quindi molto robusti, spesso hanno particolari sistemi di chiusura, ma fondamentalmente non sono di nostro interesse. - Rinvii. Sono uno degli elementi fondamentali della catena di sicurezza, di cui si discuterà nelle prossime lezioni. Sono costituiti da due moschettoni normali collegati da una fettuccia cucita ad anello. Sono impiegati come mezzo di collegamento tra le protezioni, fissate alla roccia, e la corda. Il loro scopo principale è quello di diminuire l’attrito della corda stessa nei moschettoni, facilitando in questo modo la progressione, e di dissipare, tramite la fettuccia, una parte dell’energia sviluppata da una eventuale caduta, a tutto vantaggio della sicurezza.
- Nut. I nuts sono uno dei moderni metodi di protezione veloce che stanno mano a mano sostituendo l’utilizzo dei chiodi tradizionali. Sono costituiti da lunette in lega leggera, con una forma vagamente trapezoidale, e da un cavetto di acciaio, fissato alla lunetta, chiuso su sé stesso. Questi blocchetti vengono incastrati nelle fessure e permettono agli alpinisti di proteggersi, senza per questo dover bucare la roccia per posizionare uno spit o mettere un chiodo. Cosa importantissima è che sono facilmente e velocemente recuperabili.
Friend. Di origine Americana, sono dei sistemi meccanici di protezione nati e sviluppati per proteggersi nelle fessure granitiche, con bordi molto lisci, che mal si adattano al principio su cui si basano i nuts. I friends sono costituiti da tre o quattro camme in lega leggera collegate tra di loro da un perno ad alta resistenza. Al perno è collegato, come per i nuts, un cavetto metallico a cui si aggancia il rinvio. Sono inoltre provvisti di un sistema a molla che permette, tramite una barretta metallica, di regolare l’apertura delle camme, in modo tale da adattare il friend alle dimensioni della fessura in cui ci stiamo proteggendo. Inserito l’attrezzo nella fessura, tramite la molla di cui si parlava prima, si rilasciano le camme, che vanno ad appoggiarsi alle pareti. In caso di caduta, la particolare conformazione delle camme e la sollecitazione sul cavetto di collegamento, faranno in modo che il friend rimanga incastrato nella fessura, comportandosi come un chiodo ed arrestando la caduta. Anche per questo attrezzo vale il fatto di essere facilmente recuperabile e riutilizzabile. Chiodi da roccia. Tuttora utilizzati, sono stati per lungo tempo l’unico sistema per proteggersi su vie di roccia. Sostanzialmente, aldilà delle varie forme e dimensioni che possono avere per meglio adattarsi alla conformazione della roccia, si può fare un’unica distinzione fondamentale dovuta al materiale con cui sono costruiti. Per le rocce calcaree, che per loro natura sono facilmente scalfibili, si utilizzano leghe metalliche “dolci” (acciai al Nichel-Cromo-Molibdeno), in modo che il chiodo, durante l’infissione, si adatti al percorso spesso tortuoso delle fessure e dei buchi tipici del calcare. Al contrario su una via di granito, che è una roccia difficilmente scalfibile e decisamente più dura, si utilizzeranno chiodi prodotti con leghe più resistenti (acciai al Carbonio) in quanto verranno infissi spesso nelle fessure, e qui la tenuta è data principalmente dall’attrito che si riesce a sviluppare tra chiodo e roccia stessa. Normalmente i produttori differenziano i loro chiodi attraverso il colore: Grigio per i chiodi da calcare, Nero per quelli da granito. Martello. Se dobbiamo utilizzare i chiodi dobbiamo essere forniti anche di un martello adatto. Normalmente i martelli da roccia sono dotati di un manico antiscivolo e antivibrazione, e di un’occhiolo in fondo al manico tramite il quale è possibile assicurare il martello all’imbraco con un lungo cordino. Discensore. Strumento fondamentale sia per la progressione che per la sicurezza, può assumere le forme più diverse. I più utilizzati sono la piastrina Gi-Gi e il secchiello, o i modelli con lo stesso principio di funzionamento ma altro nome commerciale. Il compito che deve svolgere è quello di regolare la discesa, fondamentalmente in corda doppia, dissipando energia sotto forma di calore. Avrete infatti modo di notare come, anche dopo una breve discesa, il discensore aumenti moltissimo la sua temperatura, tanto da scottare le dita. Non esiste il discensore perfetto per tutte le condizioni, per i nostri scopi e le nostre esigenze si rivela però indispensabile la piastrina Gi-Gi: comoda e veloce da utilizzare sia con le corde intere che con le mezze corde. Corda. L’attrezzo principe dell’Alpinista. In commercio ne esistono di tantissime marche e con prestazioni e prezzi di ogni genere, ma vediamo come è possibile orientarsi in questo dedalo di marchi e numeri. Le corde sono classificate in funzione di diversi parametri, i principali sono il tipo di corda ( intera, mezza, gemellare), il numero di cadute di fattore 2 che è in grado di sopportare prima di cedere, l’allungamento in percentuale che si ottiene mettendo in tensione la corda, la forza massima di arresto, cioè la capacità della corda di dissipare l’energia sviluppata da una caduta, riducendone così l’impatto sul corpo dell’arrampicatore, la lunghezza che può variare dai 50 fino ai 70 metri e il peso. E’ importante sottolineare il fatto che le corde da arrampicata “devono” essere di tipo dinamico, devono cioè possedere un certo grado di elasticità ( legata alla forza di arresto ), a differenza di quelle che si utilizzano per esempio nella Speleologia, che sono di tipo statico, vengono infatti utilizzate unicamente per lunghe calate in doppia e risalite, “mai” per arrampicare. Si è parlato prima di corde intere, mezze corde e corde gemellari, vediamone le differenze: Corde intere - sono le corde normalmente utilizzate nell’arrampicata sportiva, sono da utilizzare “sempre” singolarmente. Hanno diametri che vanno dagli 9,1 ai 12 millimetri. Si possono riconoscere perché ai capi è fissata una fascetta adesiva con il numero 1 all’interno di un cerchio. Mezze corde- Per motivi di sicurezza e di peso, è stato creato questo particolare tipo di corde. Sono corde di diametro inferiore, dagli 8.5 ai 9.5 millimetri, che vanno “sempre” utilizzate in coppia. Sono fondamentalmente utilizzate in montagna in quanto risulta più difficile danneggiare entrambe le corde in caso di caduta e offrono la possibilità di fare doppie di 50, 60 se non addirittura 70 metri ( a seconda della lunghezza delle corde) velocizzando le operazioni di discesa. Si riconoscono perché hanno il simbolo ½ sulla fascetta adesiva ai capi. Corde gemellari- Poco utilizzate, sono simili alle mezze corde. La differenza consiste nel fatto che le corde gemellari vanno utilizzate come se fossero un’unica corda, spesso complicando le manovre. Si riconoscono per avere il simbolo di un otto disposto orizzontalmente ( ∞ ) sulla solita fascetta adesiva. Stanno però scomparendo dal mercato, nonostante alcuni nuovi modelli di corde siano utilizzabili sia come corde intere, come mezze corde e come gemellari. Cordini e Fettucce. Sono necessari per quasi tutte le manovre che si effettuano in parete, per l’assicurazione e per la costruzione della longe (vedrete poi di cosa si tratta) o per costruire una sosta. I cordini hanno la stessa tecnologia costruttiva delle corde, mentre le fettucce sono piatte o tubolari. Caschetto. In montagna, e ovunque ci sia pericolo di caduta sassi, il caschetto è indispensabile. Attualmente esistono in commercio due tipi di caschetti. Il primo è quello un poco più tradizionale, in materiale plastico ( Polietilene ad alta densità ) mentre il secondo, molto più simile ad un caschetto da ciclista, è costruito in policarbonato. Entrambi non appoggiano direttamente al capo, ma vengono utilizzati dei sistemi di sospensione che permettono una buona aerazione, utilissima in estate. La differenza sostanziale riguarda il modo in cui gli urti vengono assorbiti: nel primo caso la sollecitazione viene redistribuita su tutta la testa prima e sulla spina dorsale poi, mentre nel secondo l’energia viene dissipata dal caschetto stesso che si rompe, riducendo quindi gli effetti sul corpo dell’arrampicatore. Bisogna porre particolare attenzione alla scelta del caschetto, cercandone uno che si adatti bene alla propria testa, in modo che non risulti, alla lunga, fastidioso e inoltre dev'essere difficilmente scalzabile. Scarpette da arrampicata - Per l’alpinismo moderno sono diventate di fondamentale importanza. Costruite con suole antiscivolo ad altissima resistenza, sfruttano gli studi fatti per le gomme nello sviluppo degli pneumatici destinati alle macchine di Formula 1. La tomaia, a seconda delle caratteristiche della scarpetta ( Arrampicata su alte o basse difficoltà, Alpinismo classico, vie in placca o strapiombo…) può assumere diverse forme, più o meno affusolata, più o meno asimmetrica, con la punta stretta o larga etc… Per una scelta corretta è meglio orientarsi, almeno all’inizio, su un modello non troppo tecnico, utilizzabile nelle più svariate condizioni e, soprattutto, non troppo stretto o, meglio, che si adatti il più possibile al piede limitando al massimo i movimenti del piede all’interno, senza per questo trasformarsi in uno stivaletto Malese. Meglio se la scarpetta si riesce ad indossare anche calzando un paio di calze leggere, utilissime in alta montagna e in inverno. Magnesite e porta-magnesite. Durante l’arrampicata nel periodo estivo, spesso si rivela utilissimo l’uso della magnesite ( bicarbonato di magnesio). Questa sostanza, normalmente venduta in panetti che vengono sbriciolati nel sacchettino apposito, ha la particolare proprietà di essere idrofila. Sostanzialmente quindi riesce ad assorbire il sudore prodotto dalle mani, permettendo di aumentare la presa delle dita. Un caldo invito: non usiamo troppa magnesite se non quando realmente necessario. L’accumulo di questa sostanza porta infatti, attraverso particolari processi chimici, alla disgregazione delle tenere rocce calcaree. Materiale specifico da ghiaccio Scarponi da ghiaccio – I corsi e ricorsi dell'evoluzione tecnica ci hanno riportati all'uso di scarponi in cuoio, che hanno nuovamente soppiantato quelli con lo scafo in plastica, considerati fino a non molto tempo fa il non plus ultra in queto campo. Non facciamoci ingannare da questo ritorno alle origini, sono attrezzi dalle altissime prestazioni, che possono essere utilizzati con la massima fiducia. Garantiscono, a secondo dei modelli, ottime performance termiche e altissima precisione, ormai caratteristica fondamentale nella moderna arrampicata su ghiaccio e misto.
Piccozza. Ne esistono di due tipi: di base e tecnica. Il primo tipo è quello tradizionale, in materiali molto leggeri e con il manico lungo dai 60 ai 70 cm. Viene utilizzata in particolare nelle escursioni su ghiacciaio per aumentare l’equilibrio e come appoggio. Il secondo tipo è invece l’evoluzione della piccozza, sviluppata per il ghiaccio verticale, quando non strapiombante, in particolare quindi per salite estreme e per le cascate. Hanno un manico decisamente più corto, dai 45 ai 50 cm circa, e piegato a banana, per rendere più facile l’infissione della piccozza. Queste ultime sono perciò più scomode da utilizzare in ambito tradizionale ( su neve per esempio) in quanto risulta più difficile far penetrare il manico nel manto nevoso per, eventualmente, assicurarsi. Ramponi. Necessari quando ci si muova su ghiaccio o misto. Ne esistono di due tipi, differenziabili per la struttura costruttiva e il numero di punte. Avremo quindi ramponi a 10 punte, ricavati da una lastra unica per stampaggio. Sono sostanzialmente utilizzati nelle escursioni su ghiaccio o su misto. Ci sono poi i ramponi nati espressamente per il ghiaccio verticale a 12 punte. Costruiti con acciai speciali, hanno la caratteristica di avere le punte disposte verticalmente, accorgimento che permette una drastica riduzione delle vibrazioni, in modo da ridurre al minimo la rottura del ghiaccio nel punto in cui il rampone viene infisso nel ghiaccio. ( Soprattutto su ghiaccio verticale). Chiodi da ghiaccio – In commercio sono presenti solo chiodi a vite, mentre sono praticamente scomparsi i vecchi chiodi a percussione, molto più simili ad un chiodo da roccia. Questo tipo di chiodi vengono avvitati a mano nel ghiaccio e sono forniti di una placca basculante perpendicolare al corpo del chiodo stesso, a cui viene fissato il rinvio. Si tolgono facilmente, non danneggiano il ghiaccio e, se le condizioni del ghiaccio sono buone e sono piazzati correttamente, hanno una tenuta paragonabile se non addirittura superiore a quella dei chiodi da roccia. Alcuni modelli hanno poi una particolare fettuccia, scorrevole lungo il corpo del chiodo, che permette, nel caso in cui il chiodo non possa essere inserito completamente, di collegare comunque il rinvio diminuendo allo stesso tempo il braccio di leva sul chiodo, a tutto vantaggio della sicurezza.
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